Rendiconto Associazione – Terzo Settore

Cos’è un rendiconto?

Il rendiconto è il documento attraverso il quale un’associazione riepiloga come sono state gestite le proprie risorse economiche durante un determinato periodo.

In particolare, il rendiconto evidenzia le entrate e le uscite effettivamente sostenute dall’associazione, permettendo di verificare quali risorse sono state incassate e quali spese sono state effettivamente pagate nel corso dell’esercizio.

Il rendiconto viene predisposto al termine dell’esercizio finanziario dell’associazione. Nella maggior parte dei casi l’esercizio coincide con l’anno solare e si conclude quindi il 31 dicembre. Tuttavia, lo statuto dell’associazione può prevedere un esercizio con una diversa scadenza, ad esempio il 30 settembre.

Rendiconto e bilancio: qual è la differenza?

Rendiconto e bilancio non sono necessariamente la stessa cosa.

Il rendiconto per cassa considera le movimentazioni finanziarie effettivamente avvenute: rileva quindi le somme realmente incassate e quelle effettivamente pagate dall’associazione.

Il bilancio, invece, può essere redatto secondo il principio della competenza economica. In questo caso le operazioni vengono considerate in relazione all’esercizio economico al quale si riferiscono, anche quando il relativo pagamento o incasso avviene in un momento successivo.

Ad esempio, se un’associazione riceve una fattura da un fornitore entro la fine dell’esercizio ma la paga nell’anno successivo, nel bilancio redatto secondo il principio della competenza può essere rilevato il relativo debito verso il fornitore. Nel rendiconto per cassa, invece, l’uscita verrà considerata quando il pagamento sarà effettivamente effettuato.

Attenzione: nel caso degli Enti del Terzo Settore, la scelta e l’obbligo di adottare un determinato modello di bilancio o rendiconto dipendono dalle caratteristiche dell’ente e dalle soglie previste dalla normativa.

Il rendiconto degli Enti del Terzo Settore

Concentriamoci ora sul caso degli Enti del Terzo Settore (ETS).

Gli ETS sono tenuti a redigere il rendiconto secondo le disposizioni previste dal Codice del Terzo Settore. La normativa stabilisce specifici modelli, che devono essere utilizzati in base alle caratteristiche e alle dimensioni dell’ente.

La modulistica è stata definita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e comprende, tra gli altri, il Modello B – Rendiconto gestionale e il Modello D – Rendiconto per cassa.

Dal 2026 è inoltre disponibile il Modello E – Rendiconto per cassa in forma aggregata, destinato agli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate non superiori a 60.000 euro.

Cosa cambia tra Modello B, Modello D e Modello E?

La principale differenza riguarda il livello di dettaglio della rendicontazione e la modalità con cui vengono rappresentate le informazioni economiche dell’ente.

Il Modello D è il rendiconto per cassa e riporta le entrate e le uscite effettivamente incassate e pagate dall’ente, suddividendole nelle diverse categorie previste dalla modulistica ministeriale. Il modello va utilizzato per gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate inferiori a 220.000 euro.

Il Modello E mantiene il principio di cassa, ma consente agli ETS che rientrano nella soglia prevista dalla normativa di presentare entrate e uscite in forma aggregata, semplificando ulteriormente la compilazione. Il modello va utilizzato per gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate inferiori a 60.000 euro.

Il Modello B, invece, fa parte del bilancio di esercizio degli ETS che adottano la rendicontazione economico-patrimoniale. Rispetto al rendiconto per cassa presenta una struttura più articolata e deve essere letto insieme agli altri documenti che compongono il bilancio di esercizio. Il modello va utilizzato per gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate superiori a 220.000 euro.

Per questo motivo, nella presente guida partiremo dal Modello D, analizzando passo dopo passo come vengono determinate le diverse voci e come WindDoc NoProfit permette di generare il rendiconto.

Come è strutturato il Modello D

Vediamo ora più nel dettaglio come è strutturato il Modello D – Rendiconto per cassa, utilizzando come riferimento il modello ufficiale pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il rendiconto è organizzato in due sezioni principali: a sinistra sono riportate le uscite, mentre a destra sono riportate le entrate.

Per entrambe le sezioni sono presenti due colonne:

  • Es. t.: indica l’esercizio corrente, cioè l’anno per il quale stiamo predisponendo il rendiconto;
  • Es. t-1: indica l’esercizio precedente.

Ad esempio, se stiamo predisponendo il rendiconto relativo al 2026, nella colonna Es. t. saranno riportati i dati del 2026, mentre nella colonna Es. t-1 dovranno essere riportati i dati relativi al rendiconto dell’esercizio precedente, quindi quelli del 2025.

Attenzione: la colonna Es. t-1 non rappresenta un nuovo calcolo. Riporta i dati dell’esercizio precedente, che devono essere recuperati dal rendiconto già approvato.

Il modello è poi organizzato in macro-categorie, identificate dalle lettere A, B, C, D ed E. All’interno di alcune macro-categorie sono presenti ulteriori sottocategorie che permettono di classificare in modo più preciso le singole entrate e uscite.

Queste sottocategorie sono presenti nel Modello D, mentre il nuovo Modello E, previsto per gli enti che rientrano nei requisiti stabiliti dalla normativa, presenta una struttura semplificata e non utilizza lo stesso livello di dettaglio.

Per ogni sezione è inoltre presente una colonna Totale, che rappresenta la somma degli importi inseriti nelle relative voci.

Vediamo ora cosa rappresentano le diverse macro-categorie.

A. Uscite ed entrate da attività di interesse generale

La categoria A raccoglie le entrate e le uscite relative alle attività di interesse generale svolte dall’ente, cioè alle attività che rappresentano il nucleo principale della sua attività istituzionale e che sono riconducibili alle finalità perseguite dall’associazione.

Per esempio, immaginiamo un’associazione di volontariato che svolge un servizio di trasporto e accompagnamento per persone con disabilità.

Le spese sostenute per lo svolgimento di questa attività, come carburante, assicurazione e manutenzione del mezzo utilizzato per il servizio, rientrano tra le uscite legate alle attività di interesse generale.

Anche le entrate direttamente riconducibili alle attività istituzionali vengono riportate in questa sezione.

Un esempio è rappresentato dalle quote associative versate dai soci.

Nel Modello D la categoria A è ulteriormente suddivisa in specifiche voci. Possiamo trovare, ad esempio, le uscite relative a materie prime, materiali di consumo, merci e servizi, così come le entrate derivanti dalle quote associative.

Quando si registra un’entrata o un’uscita, quindi, non è sufficiente individuare la macro-categoria A: occorre, quando previsto dal modello, individuare anche la specifica sottovoce nella quale classificare il movimento.

B. Uscite ed entrate da attività diverse

La categoria B riguarda le entrate e le uscite relative alle attività diverse da quelle di interesse generale.

In questa sezione possono quindi rientrare le attività che l’associazione svolge nell’ambito della propria gestione ma che non costituiscono direttamente le attività di interesse generale individuate dalla normativa e dallo statuto.

Per esempio, supponiamo che un’associazione organizzi la vendita di magliette o altri prodotti. Se questa attività non rientra tra le attività di interesse generale dell’ente, le relative entrate e uscite dovranno essere considerate nella categoria delle attività diverse.

Questa distinzione è importante anche dal punto di vista fiscale. Le attività diverse degli ETS sono soggette a specifiche condizioni e limiti previsti dalla normativa e devono essere svolte secondo le modalità stabilite dal Codice del Terzo Settore.

Attenzione: la gestione delle attività diverse e dei relativi proventi è un argomento particolarmente importante per gli ETS e non può essere valutata esclusivamente in base all’importo degli incassi. I requisiti e i limiti previsti dalla normativa devono essere verificati caso per caso.

In questa guida ci concentriamo sulla corretta classificazione delle entrate e delle uscite nel rendiconto. Per approfondire il trattamento delle attività diverse e i relativi aspetti fiscali, è consigliabile fare riferimento alla normativa specifica.

C. Uscite ed entrate da attività di raccolta fondi

La categoria C è dedicata alle entrate e alle uscite relative alle attività di raccolta fondi.

Qui devono essere riportati i movimenti finanziari collegati alle iniziative organizzate dall’associazione con l’obiettivo di raccogliere risorse da destinare al perseguimento delle proprie finalità.

Le attività di raccolta fondi possono essere abituali o occasionali e il modello prevede specifiche voci per distinguerne le diverse tipologie.

Anche in questo caso è importante classificare correttamente sia le somme raccolte sia le spese sostenute per organizzare l’iniziativa.

Nota: la raccolta fondi è soggetta a specifiche regole di rendicontazione e trasparenza. In una guida dedicata possiamo approfondire come deve essere organizzata una raccolta fondi e come devono essere gestite le relative entrate e uscite.

D. Uscite ed entrate da attività finanziarie e patrimoniali

La categoria D riguarda le entrate e le uscite derivanti dalla gestione finanziaria e patrimoniale dell’ente.

Rientrano in questa sezione, ad esempio, gli interessi passivi sostenuti dall’associazione in relazione a conti correnti, finanziamenti o affidamenti bancari.

Possono inoltre rientrare le spese e le entrate collegate alla gestione del patrimonio dell’associazione.

Immaginiamo, ad esempio, che l’associazione sia proprietaria di un appartamento concesso in locazione a terzi. Le entrate derivanti dalla locazione e le eventuali spese direttamente collegate alla gestione dell’immobile devono essere considerate nell’ambito delle relative attività finanziarie e patrimoniali, secondo la corretta classificazione prevista dal modello.

E. Uscite ed entrate di supporto generale

La categoria E raccoglie le entrate e le uscite legate al funzionamento generale dell’associazione, cioè quelle spese che non sono direttamente riconducibili a una specifica attività di interesse generale, attività diversa o raccolta fondi, ma che sono necessarie per garantire la gestione dell’ente.

Sono esempi tipici le spese sostenute per la gestione amministrativa e contabile, come il compenso corrisposto al commercialista per la tenuta della contabilità o per la predisposizione del bilancio.

Possono rientrare in questa categoria anche le spese generali relative alla sede, come utenze, riscaldamento e affitto, oltre ai materiali utilizzati per il normale funzionamento degli uffici, come carta, toner e cancelleria.

In sostanza, mentre nelle categorie precedenti cerchiamo di collegare ogni movimento a una specifica attività svolta dall’associazione, nella categoria E vengono raccolti i costi e le entrate di carattere generale necessari al funzionamento dell’ente nel suo complesso.

Una corretta classificazione è fondamentale

Come abbiamo visto, il rendiconto non consiste semplicemente nel riportare il totale degli incassi e dei pagamenti effettuati durante l’anno.

Ogni movimento deve essere classificato nella corretta categoria, in modo che il rendiconto rappresenti in maniera chiara come l’associazione ha raccolto e utilizzato le proprie risorse.

È proprio questa classificazione che permette a WindDoc NoProfit di elaborare automaticamente le diverse sezioni del rendiconto a partire dai movimenti registrati durante l’esercizio.

Totale delle entrate e delle uscite

Una volta completate tutte le macro-categorie del rendiconto, il modello calcola i due valori complessivi:

Totale uscite della gestione e Totale entrate della gestione.

Si tratta semplicemente della somma dei totali delle rispettive macro-categorie precedentemente compilate.

Avanzo o disavanzo d’esercizio prima delle imposte

Il passaggio successivo è il calcolo dell’Avanzo/disavanzo d’esercizio prima delle imposte.

Il valore viene determinato sottraendo il totale delle uscite dal totale delle entrate:

Entrate – Uscite = Avanzo/disavanzo d’esercizio prima delle imposte

Se il risultato è positivo, l’associazione presenta un avanzo d’esercizio.

Se il risultato è negativo, presenta invece un disavanzo d’esercizio.

Imposte

Il modello prevede successivamente il campo Imposte, nel quale devono essere indicate le imposte effettivamente pagate dall’ente, quando pertinenti, come ad esempio IRES (Imposta sul Reddito delle Società) o IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive).

Essendo il Modello D un rendiconto per cassa, è importante considerare il momento in cui l’imposta viene effettivamente pagata.

Attenzione: un’imposta deve essere riportata nel rendiconto dell’esercizio in cui è stata effettivamente pagata.

Ad esempio, se un’associazione riceve o determina un’imposta nel 2026, ma il relativo modello F24 viene pagato nel 2027, il pagamento dovrà essere considerato nel rendiconto del 2027, e non in quello del 2026.

Questa è una delle differenze fondamentali rispetto a una rappresentazione basata sul principio di competenza: nel rendiconto per cassa rileva il momento dell’effettivo pagamento.

Avanzo o disavanzo d’esercizio prima degli investimenti e disinvestimenti patrimoniali e dei finanziamenti

Dopo aver determinato le imposte, il modello calcola l’Avanzo/disavanzo d’esercizio prima di investimenti e disinvestimenti patrimoniali e finanziamenti.

Il valore si ottiene sottraendo le imposte dall’Avanzo/disavanzo d’esercizio prima delle imposte.

In altre parole:

Avanzo/disavanzo prima delle imposte – Imposte = Avanzo/disavanzo prima di investimenti, disinvestimenti e finanziamenti

Questo valore rappresenta quindi il risultato della gestione prima di considerare i movimenti finanziari legati agli investimenti, ai disinvestimenti e ai finanziamenti.

Investimenti, disinvestimenti e finanziamenti

Il rendiconto considera a questo punto anche i movimenti finanziari relativi agli investimenti e disinvestimenti patrimoniali e ai finanziamenti.

Questa sezione è importante perché comprende operazioni che possono avere un impatto significativo sulla disponibilità finanziaria dell’associazione, pur non rappresentando una normale entrata o uscita della gestione ordinaria.

Un esempio tipico è l’acquisto di un furgone che l’associazione utilizzerà per diversi anni per il trasporto dei soci, dei volontari o dei materiali.

Il pagamento del furgone rappresenta un’uscita finanziaria e deve essere considerato nella sezione relativa agli investimenti, perché si tratta dell’acquisto di un bene destinato a rimanere nella disponibilità dell’associazione per più esercizi.

Lo stesso principio può riguardare altri beni durevoli, come attrezzature, macchinari o altri beni destinati a essere utilizzati dall’ente nel tempo.

La sezione comprende inoltre le operazioni relative ai disinvestimenti e ai finanziamenti, secondo le specifiche categorie previste dal modello.

Avanzo o disavanzo complessivo

Una volta individuate anche le entrate e le uscite relative agli investimenti, ai disinvestimenti e ai finanziamenti, il modello arriva al risultato complessivo dell’esercizio.

Vengono considerati tre valori principali.

Avanzo/disavanzo d’esercizio prima di investimenti e disinvestimenti patrimoniali e finanziamenti

In questo campo viene riportato il valore precedentemente calcolato, cioè il risultato della gestione dopo aver considerato le imposte e prima degli investimenti, disinvestimenti e finanziamenti.

Avanzo/disavanzo da entrate e uscite per investimenti e disinvestimenti patrimoniali e finanziamenti

In questo campo viene riportato il risultato derivante dalle operazioni indicate nella sezione relativa a investimenti, disinvestimenti patrimoniali e finanziamenti.

Avanzo/disavanzo complessivo

Infine, il modello determina l’Avanzo/disavanzo complessivo, ottenuto dalla somma dei due valori precedenti.

In forma semplificata:

Risultato della gestione + risultato di investimenti, disinvestimenti e finanziamenti = Avanzo/disavanzo complessivo

Cassa e banca

Siamo arrivati all’ultima parte fondamentale del rendiconto: la verifica delle disponibilità liquide dell’associazione.

In questa sezione devono essere riportati i saldi dei conti e delle disponibilità finanziarie dell’ente, come ad esempio:

  • conti correnti bancari;
  • conti correnti postali;
  • cassa contanti;
  • eventuali altre disponibilità liquide.

Il modello richiede di indicare sia il saldo dell’esercizio precedente sia quello dell’esercizio corrente.

Questa sezione svolge anche un’importante funzione di controllo.

Il saldo finale dell’esercizio deve infatti essere coerente con il saldo iniziale e con il risultato complessivo del rendiconto.

In termini semplificati:

Saldo iniziale + Avanzo/disavanzo complessivo = Saldo finale

Se l’esercizio presenta un disavanzo, il risultato sarà naturalmente sottratto al saldo iniziale.

Un controllo fondamentale

Il controllo dei saldi permette di verificare che tutti i movimenti finanziari dell’esercizio siano stati correttamente registrati.

Se, ad esempio, il saldo calcolato dal rendiconto non coincide con il saldo effettivo dei conti bancari e della cassa, significa che è necessario verificare i movimenti registrati.

Potrebbe esserci, ad esempio, un’entrata o un’uscita non registrata, un importo inserito erroneamente oppure un movimento classificato nella maniera sbagliata.

Attenzione: la quadratura tra il saldo iniziale, i movimenti dell’esercizio e il saldo finale rappresenta quindi un importante controllo sulla correttezza dei dati inseriti nel rendiconto.

Costi e proventi figurativi

L’ultima sezione del modello riguarda i costi e proventi figurativi.

Questa sezione non riguarda indistintamente tutte le associazioni, ma assume particolare importanza, ad esempio, per gli enti che si avvalgono dell’attività di volontariato.

Un esempio è rappresentato dalle ore di volontariato prestate gratuitamente dai volontari dell’associazione.

Queste attività non rappresentano un vero movimento finanziario, perché l’associazione non sostiene un pagamento per le ore svolte. Vengono tuttavia valorizzate e rappresentate nella specifica sezione del rendiconto secondo le modalità previste.

Nota: per approfondire la gestione delle ore di volontariato, la loro valorizzazione e la compilazione dei costi e proventi figurativi, consulta la guida dedicata alla gestione delle ore di volontariato.